Nel concludere il mio mandato decennale di direttore esecutivo dell’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA), desidero condividere una riflessione personale su un decennio segnato da una profonda trasformazione. Questi anni sono stati caratterizzati da crisi e incertezza: gravi attentati terroristici in Europa, l’emergenza migratoria, l’instabilità nelle regioni limitrofe, la Brexit, la pandemia di COVID-19 e, più di recente, la guerra in Ucraina e altre nuove tensioni geopolitiche; ognuno di questi eventi ha inciso sulla sanità pubblica, sulla sicurezza e sulla coesione sociale. In tale contesto, il fenomeno delle droghe in Europa si è evoluto con una rapidità e una portata mai viste nei miei 35 anni di lavoro in questo campo.
Un decennio di grandi cambiamenti
Nel 2016, quando ho iniziato il mio mandato, l’eroina era ancora la principale droga illecita e all’epoca rilevavamo all’incirca due nuove sostanze psicoattive (NSP) ogni settimana. Per quanto l’innovazione nella chimica di sintesi stesse già accelerando, oggi la situazione è radicalmente diversa. Negli ultimi 27 anni il sistema di allerta precoce dell’UE sulle NSP ha identificato oltre 1 000 sostanze mai riscontrate in precedenza e ogni anno ne riappaiono circa 400-450 sul mercato in qualche regione dell’Unione europea, il che riflette lo straordinario dinamismo del mercato delle droghe illecite e la complessità crescente del fenomeno che dobbiamo monitorare.
Il cambiamento più significativo, però, è stato l’aumento esponenziale della produzione e del traffico di cocaina, una tendenza che ha avuto inizio all’epoca dei negoziati di pace in Colombia e si è trasformata in un fenomeno senza precedenti. Oggi la cocaina è più accessibile, anche in termini di prezzi, e più potente che mai in Europa; il suo arrivo in quantità da primato attraverso i container marittimi ha cambiato sostanzialmente l’ambiente operativo per le autorità doganali, giudiziarie e di contrasto. Parallelamente, all’interno dell’UE si è ampliata la produzione di droghe sintetiche (amfetamine, metamfetamine, ecstasy), sostenuta da precursori chimici di provenienza internazionale e agevolata da una logistica criminale sempre più sofisticata.
Questa eccessiva disponibilità delle droghe ha concorso a trasformare profondamente i modelli di consumo. Il policonsumo di sostanze è diventata la norma e il confine tra droghe illecite, sostanze non classificate e abuso di medicinali è sempre più labile. Sono in tanti attualmente a far uso di sostanze non solo a scopo ricreativo, ma anche per gestire lo stress, l’ansia o la pressione, a testimonianza di una crisi psicologica più ampia che ha colpito in particolare i giovani ed è stata aggravata dal periodo della COVID-19. Non tutte queste sostanze sono droghe e non tutte sono ugualmente pericolose, ragion per cui dobbiamo modificare il nostro approccio: non possiamo considerare tutte queste persone criminali o «tossicodipendenti», quindi abbiamo bisogno di un nuovo modello che tenga maggiormente conto della situazione nella sua crescente complessità.
Una criminalità organizzata in evoluzione
Questo decennio ha inoltre messo in risalto il grado di adattamento, espansione e diversificazione della criminalità organizzata. Quando in Europa gran parte dell’attenzione era concentrata sulla lotta al terrorismo, le reti criminali stavano consolidando la propria influenza: come abbiamo dimostrato nelle nostre prime relazioni sui mercati della droga nell’UE, il traffico di stupefacenti rappresentava già almeno il 30 % dei proventi della criminalità organizzata in Europa. Ciò che è cambiato è l’impatto e la sofisticazione di tali organizzazioni e la loro copertura geografica.
Le bande criminali hanno globalizzato le loro attività e adesso operano simultaneamente nelle loro regioni di origine, negli Stati membri dell’UE e nei paesi produttori di droga. L’impennata della cocaina ha intensificato la concorrenza, con un conseguente aumento della violenza correlata al mercato e un incremento delle capacità criminali; una tendenza distintiva è costituita dalla comparsa dell’«attività criminale come servizio», con reti specializzate che si occupano di tutto, dalla realizzazione di laboratori su scala industriale all’approvvigionamento delle sostanze chimiche, dalla logistica ad atti violenti su richiesta. Grazie a indagini importanti, negli ultimi anni sono emersi livelli di coordinamento senza precedenti fra bande che operano in tutti i continenti.
In Europa sono considerevolmente aumentate le attività per individuare i laboratori di droghe sintetiche (comprendenti strutture con capacità produttive industriali); in alcuni di questi si evincono indizi di supporto tecnico esterno o collegamenti internazionali. I giovani vengono ingaggiati tramite i social media e portati al di là delle frontiere per commettere atti di violenza. Tali sviluppi sottolineano l’adattabilità e l’efferatezza delle reti coinvolte.
Un contesto internazionale più complesso
Anche il panorama internazionale sta cambiando: sebbene i principali paesi produttori di cocaina siano ancora la Colombia, il Perù e la Bolivia, il trasferimento delle attività criminali ha inciso profondamente sui paesi limitrofi, tra cui l’Ecuador; confini difficili da controllare e corridoi di traffico consolidati hanno generato nuove vulnerabilità.
Sta cambiando rapidamente anche la situazione relativa alla produzione e al traffico di amfetamine e metamfetamine in altre regioni, quali il Medio Oriente e l’Asia centrale, in entrambi i casi come conseguenza o fattore di un cambiamento più strutturale in regioni o paesi specifici. Ad esempio, la caduta del regime di Assad in Siria ha messo in luce il livello significativo di coinvolgimento delle autorità nazionali, ai massimi livelli, nella produzione e nel traffico di un’amfetamina denominata Captagon.
Un altro esempio dell’incidenza globale di decisioni locali è il divieto imposto dal regime talebano in Afghanistan alla produzione di oppio e il suo probabile impatto sul mercato europeo dell’eroina e degli oppioidi sintetici. Si ritiene che l’efficacia del divieto di coltivazione dell’oppio possa sortire un effetto a catena in Europa, provocando una carenza di eroina suscettibile di comportare un passaggio all’uso degli oppioidi sintetici, un gruppo di nuove sostanze che nell’ultimo decennio ha causato oltre 100 000 morti per overdose all’anno negli Stati Uniti.
In tale contesto, si conferma fondamentale una cooperazione internazionale strutturata, a livello sia politico che operativo. Negli ultimi dieci anni è stata rafforzata la collaborazione tra l’UE e altre regioni del mondo quali l’America latina e i Caraibi, i Balcani occidentali e l’Asia centrale.
Il dialogo politico con i paesi partner chiave (soprattutto sui precursori chimici e sulle tendenze riguardanti le droghe sintetiche) si è intensificato e sarà sempre più decisivo per far fronte a un mercato globale interconnesso e in rapida evoluzione. Anche la cooperazione a livello operativo è stata ampliata per mezzo di programmi specifici come EU-ACT o El PAcCTO, al pari di quella tra agenzie dell’UE e paesi partner, nonché tra forze di polizia e autorità doganali europee e nazionali.
Il mutamento dei modelli di danno sanitario e sociale
Il panorama mutevole delle droghe si interseca con vulnerabilità sociali più ampie: l’Europa è alle prese con problemi di salute mentale urgenti, soprattutto tra i giovani. Già prima della COVID-19 era evidente l’aumento dei livelli di disagio psicologico; la pandemia e le conseguenti interruzioni della vita didattica e sociale hanno esacerbato questi problemi. In tale contesto, l’uso di sostanze diventa spesso un meccanismo di reazione.
Una questione particolarmente preoccupante è la dipendenza dalla cocaina: dai dati emerge che trascorrono circa 12-13 anni tra il primo consumo e la prima richiesta di cure. Dato che la disponibilità di cocaina in Europa ha registrato un’impennata sette-otto anni fa, dobbiamo prepararci in vista di un aumento considerevole della domanda di cure. Tuttavia l’Europa è ancora sprovvista di protocolli di trattamento ampiamente efficaci per la cocaina e la dipendenza da stimolanti e non dispone sufficienti servizi specializzati. Adesso è urgente investire nella ricerca, nell’innovazione e nella capacità di fornire servizi: è qui che l’UE può fare la differenza.
Gli oppioidi, compresi quelli sintetici, continuano però a rappresentare una grave minaccia: per quanto il nostro livello medio di risposta sia nel complesso piuttosto buono, vi sono notevoli disparità tra paesi e regioni, nonché tra l’UE e alcuni dei suoi vicini, come ad esempio i paesi dei Balcani occidentali.
I principali aspetti da migliorare sono l’adozione e l’attuazione di standard di qualità in fatto di cure, lo sviluppo di programmi di prevenzione maggiormente basati sui dati, rivolti alle persone e alle loro comunità, nonché la definizione e l’espansione di programmi di riduzione dei danni che si adeguino meglio ai rischi e ai danni attuali e futuri.
Per esempio ci sono ancora otto paesi sui 27 dell’UE che non hanno adottato alcuna misura per la somministrazione del naloxone in caso di overdose da oppioidi. Mentre l’attenzione di tutti è focalizzata sull’epidemia di morti legate agli oppioidi in Nord America, è legittimo esprimere preoccupazione, ma prendere le decisioni giuste in anticipo per prevenire una possibile esplosione del fenomeno nell’UE è fondamentale per garantire la preparazione dell’UE.
Negli ultimi 30-40 anni sono stati compiuti progressi considerevoli nell’UE, con l’introduzione e l’inclusione della riduzione dei danni tra i principi chiave di una politica moderna ed equilibrata in materia di droga. Definendo interventi per ridurre i rischi e le conseguenze dannose del consumo di stupefacenti, quei servizi hanno salvato vite e offerto condizioni di vita migliori ai clienti, che sono stati posti al centro di interventi appositamente studiati. Se l’UE vuole essere pronta e preparata ad affrontare nuove sfide, sarà fondamentale includere nel confronto le persone che fanno uso di droghe e le loro famiglie.
L’Europa ha perso il controllo?
L’entità del traffico di stupefacenti e la crescita della criminalità organizzata suscitano naturalmente il dubbio che l’Europa stia perdendo il controllo. La mia risposta è chiara: l’Europa non ha perso la battaglia, ma la sfida è impressionante e un’azione congiunta è essenziale.
Quest’anno segna un traguardo importante: l’adozione del nuovo piano d’azione dell’UE contro il traffico di droga, assieme a una rinnovata strategia dell’UE in materia di droghe, strumenti, questi, che introducono misure coordinate e concrete, sviluppate con gli Stati membri e accompagnate da una solida attività di monitoraggio. In tutta Europa i porti stanno rafforzando la sicurezza e il coordinamento attraverso l’Alleanza europea dei porti. Le risposte giudiziarie si vanno consolidando con l’istituzione, tra l’altro, di tribunali specializzati in paesi come Francia e Belgio.
Nondimeno, dobbiamo ammettere che le capacità degli Stati sono state messe a dura prova: il susseguirsi di crisi ha ridotto i bilanci pubblici, mentre le reti criminali sono divenute più forti, più ricche e più interconnesse. Per riequilibrare questa equazione occorreranno investimenti ingenti non solo nelle attività di contrasto, in ambito doganale e nella giustizia, ma anche nella prevenzione, nella cura, nel sostegno sociale e nello sviluppo delle comunità.
Consolidare la resilienza e la cooperazione
La corruzione continua a essere una minaccia persistente. Le organizzazioni criminali si adattano in fretta: quando i porti rafforzano i sistemi di controllo dell’accesso, loro spostano l’attenzione verso altri ruoli critici come i pianificatori della logistica; in alcuni paesi sono stati minacciati membri del personale carcerario e di giustizia. L’esperienza italiana dimostra che una forte autonomia giudiziaria e strutture specializzate antimafia sono indispensabili per recuperare terreno e ripristinare la fiducia nelle istituzioni pubbliche.
Dobbiamo inoltre riconoscere che in molte città europee ci sono quartieri che da decenni sono alle prese con problemi correlati alle droghe. L’aumento della violenza registrato recentemente riflette vulnerabilità sociali ed economiche sottostanti; la nostra strategia a lungo termine deve, tra l’altro, consolidare la resilienza delle comunità, migliorare le condizioni di vita e offrire opportunità ai giovani.
Prospettive future
La Brexit ha interrotto una cooperazione scientifica e operativa che durava da molto tempo, ma sono lieto del fatto che abbiamo appena definito il contenuto di un nuovo accordo di cooperazione bilaterale con il Regno Unito. Quando sarà formalmente approvato, l’accordo ripristinerà la collaborazione strutturata in settori cruciali come l’allarme rapido, le nuove droghe, i danni e gli interventi basati sulle comunità, un passo importante per entrambe le parti.
Nel concludere il mio mandato, sono profondamente grato ai colleghi e ai partner di tutta Europa e non solo per il loro impegno. Resto convinto che l’Europa disponga degli strumenti, delle conoscenze e dei partenariati necessari per far fronte alle sfide che la attendono. La minaccia rappresentata dal fenomeno delle droghe moderne ha una natura multiforme: criminale, sociale e correlata alla sanità pubblica; affrontarla richiede unità, realismo e determinazione, oltre alla capacità di innovazione e adattamento.
Comunque non saranno tanto le risorse, gli strumenti e i finanziamenti a garantirci il successo: sarà il nostro impegno per i nostri valori, per un modello di società basato sulla democrazia e sul rispetto per i diritti fondamentali di tutti, incluse le persone che fanno uso di sostanze di ogni tipo. Un modello che mette al centro gli esseri umani, che mira ad assicurare il benessere di tutti e che promuove il dialogo, il rispetto e la valorizzazione delle differenze.
Questo è ciò che la nostra agenzia europea ha contribuito a fare da quando, nel febbraio 1993, è stata istituita col nome di Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, fornendo dati, informazioni e analisi per consentire di adottare politiche più informate dalla scienza, dalla società civile e dalle voci di chi ha avuto esperienze di dipendenza.
Per promuovere e sostenere l’elaborazione di politiche basate su prove scientifiche si deve lottare costantemente contro la resistenza al cambiamento, l’ignoranza e la malafede, la post-verità e le notizie false. Va dato atto all’UE di avere istituito l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe con un mandato nuovo e più ampio, attualmente operativo dal 2024.
Per me è stato un grande privilegio e un onore avere svolto il ruolo di direttore esecutivo dell’agenzia e contribuito allo sviluppo di un’Europa più giusta ed efficace per i suoi cittadini, per i responsabili delle decisioni, per le persone che fanno uso di droghe e per le loro famiglie.
Lascio questo ruolo confidando che l’EUDA sia pronta a compiere la sua nuova missione e che la nuova direttrice esecutiva, Lorraine Nolan, guiderà con successo l’agenzia affrontando le prossime sfide e le future evoluzioni. Da un punto di vista più personale, continuerò a sostenere gli sforzi volti a rendere l’Europa più sicura, sana e resiliente, e ringrazio sinceramente tutti coloro che hanno contribuito a questa missione condivisa nell’ultimo decennio.